Stabilimento San Ferdinando Pirolisi

L’impianto della TGE SpA è progettato ed installato per trattare rifiuti con tecnologia pirolitica, con produzione di gas puliti per uso industriale, e recupero delle materie prime.

Nello stabilimento TGE di San Ferdinando di Gioia Tauro opera un impianto per il trattamento di rifiuti speciali non pericolosi a tecnologia pirolitica, che trasforma i rifiuti con matrice organica in gas combustibili puliti per usi industriali, oltre a recuperare materie prime quali l’alluminio.

Il fabbisogno energetico dell’impianto è garantito dal gas prodotto e l’eccesso del gas può essere utilizzato per la produzione di energia elettrica; la qualità del combustibile è a garanzia della qualità delle emissioni.

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Alla combustione di gas puliti corrispondono emissioni pulite.

L’esercizio dell’impianto, a parità di portata rifiuti in alimentazione rispetto ad un termo-distruttore tradizionale, produce la quinta parte di emissioni.

Anche sotto il profilo costruttivo l’impianto ha un basso impatto visivo: le dimensioni sono estremamente limitate, può essere installato su una superficie di circa 2.500 mq.

Potenzialmente l’impianto è in grado di trattare perfettamente il coriandolato proveniente da preselezione, il CDR e qualsiasi altro tipo di rifiuto solido e liquido, pericoloso o non pericoloso, di origine sanitaria, industriale e artigianale.

IMG_1447 interno

La pirolisi è una reazione endotermica in assenza di ossigeno.

Il reattore di pirolisi è costituito da due parti:

  • la prima è una camera cilindrica rotante orizzontale, realizzata in acciaio inox e incamiciata da un forno coassiale rivestito di materiale refrattario;
  • la seconda è una camera cilindrica ad asse verticale raccordata a “T” con la prima, anch’essa in refrattario, alla cui sommità ha sede il bruciatore, dove vengono bruciati i gas di sintesi ed i residui solidi carboniosi che derivano dal processo di pirolisi.

Durante la fase di avviamento dell’impianto viene utilizzato del combustibile ausiliario. Con l’instaurarsi delle condizioni di funzionamento a regime, questo viene progressivamente sostituito dal syngas.

All’interno del tamburo rotante, solidale al mantello, è saldata una spira per l’avanzamento dei rifiuti. La camera di combustione produce fumi che prima di essere convogliati al sistema di trattamento attraversano la camicia esterna avvolgente il tamburo, cedendo parte della loro energia termica.

Il rifiuto all’interno avanza in controcorrente rispetto ai fumi di combustione e assorbe dalla parete il calore che gli consente di raggiungere la temperatura necessaria per la reazione di pirolisi. Il gas da pirolisi estratto dal reattore viene trattato con un sistema di rimozione polveri costituito da un ciclone decantatore.

I gas pervengono poi a una colonna di lavaggio che neutralizza l’acidità per effetto di un lavaggio con latte di calce. Un ventilatore li aspira e li invia ad un serbatoio polmone che ha la funzione di compensare le variazioni di pressione determinate dalle utenze. Parte del gas da pirolisi lavato viene inviato in regolazione di pressione al bruciatore del combustore che deve provvedere al mantenimento della temperatura di reazione impostata.

I residui dei rifiuti costituiti da materiale di natura inorganica dopo la permanenza nel reattore vengono estratti per mezzo di un sistema a coclea, raffreddati e stoccati in contenitori idonei.

All’estremità della coclea è posizionato un ventilatore che aspira il carbone finemente suddiviso e lo invia alla camera di combustione. I fumi di combustione, utilizzati per il mantenimento della temperatura di processo del reattore di pirolisi, vengono inviati alla sezione di trattamento costituita nelle sue parti essenziali da:

  • un ciclone per l’abbattimento del particolato;
  • un reattore a calce per l’acidità;
  • scambiatore di calore per il raffreddamento dei fumi;
  • un filtro a maniche collegato ad un aspiratore di coda che convoglia i fumi nel camino.

La linea è dunque un ulteriore presidio per la qualità delle emissioni.

La gran parte del syngas, può essere inviato a produzione di energia elettrica a mezzo di gruppi elettrogeni.

Il rifiuto da problema diventa risorsa.

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Ampliamento e produzione di energia elettrica cogenerativa 

Per sfruttare al meglio le potenzialità del mercato del poli-accoppiato di alluminio, dei rifiuti contenenti alluminio, dei rottami di alluminio e dell’alluminio in generale, il piano industriale prevede l’ampliamento dell’impianto pirolitico con il raddoppio dell’attuale linea di trattamento, con una linea di fusione il cui forno è attualmente già improntato, e con la contestuale installazione di una sezione di recupero del calore e syngas in eccesso a fini di produzione di energia elettrica, per una potenza stimata di 2,0 MWh sia per autoconsumo che per la vendita in rete.